Dentro il Carisma...


 
SIAMO SOLO "SERVI"
 
 
 
 
 
 
“Portate avanti le vostre buone opere fino al punto del loro compimento; poi, se potete, lasciatele completare da altri perché ne abbiano la gloria” (Massima 85)
 
Se uno di voi ha un servo…”. 
Dove siamo noi in questa massima? Dove siamo noi in questa vita dove ci riteniamo e ci comportiamo come dei  liberi signori della nostra vita?  Ma durante la parabola -  non ce ne siamo nemmeno accorti - viviamo una conversione. Perché alla fine ci dice: così anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato… non siete altro che servi”.
Passare dal credersi signori al riscoprirsi servi, dal credere di poter dare ordini al capire che, in realtà, riceviamo gli ordini, dal credersi chissà come importanti, indispensabili e utili, dicendo: “preparami la cena e servimi…” al dire: noi siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare”. Gesù riassume in poche parole il duro processo della vita cristiana: dal signore al servo, dal signore che si crede utile al servo che si confessa inutile. Sulla stessa linea si pone Padre Médaille e nella vita qualcosa cambia. Senz’altro la relazione con le persone che incontri.  Essere un servo inutile, semplicemente per amore. Il contrario di quello che vogliamo essere: signori utili. Tutti vogliamo essere riconosciuti in quel che siamo e che facciamo. Almeno gratificati. Ho profondamente bisogno di sentirmi utile. Continuamente devo dimostrarlo. E’ un comandamento, forse più importante, più incisivo di tutti gli altri comandamenti. Non c’è scritto nel decalogo, ma esercita potere su di noi. E’ liberatorio scoprirsi, confessarsi un servo inutile. Prova a dirlo: “sono un servo inutile”. Prova a dirlo in faccia alla dea utilità che vuole comandare ogni fibra della tua esistenza. Per un momento ti sei liberato dalla costrizione di dover essere sempre utile. Per un momento sei stato inutile. Per un momento sei stato un essere umano, sei stato te stesso. Per un momento sei stato ciò che dice l’evangelo: un servo inutile. La macchina non può stare ferma, non riusciamo a stare fermi, perché stare fermi significa scoprirsi, essere se stessi. Può essere una brutta scoperta: spesso è nei momenti liberi, in vacanza, quando ci si guarda negli occhi, che le coppie scoppiano. Perché nel solito tran- tran comunque l’uno era utile all’altro. Dire: le nostre opere, la nostra diaconia, il nostro servizio è inutile suona come un’offesa. E se dici che la nostra testimonianza è inutile rischi il rogo per eresia. Come se avessimo qualcosa di particolare da dire o da fare. Ci saranno altri che lo sanno fare meglio. Ma allora perché facciamo quel che facciamo? Semplicemente per amore. Per Te. Solo quando hai scoperto di essere un servo inutile sei veramente libero. Guarito dall’utilità, quella forza adorata che fa ammalare, anzi, fa strage nel mondo. Allora, come antidoto, “Portate avanti le vostre buone opere fino al punto del loro compimento; poi, se potete, lasciatele completare da altri perché ne abbiano la gloria”. Può essere un utile esercizio di libertà.