Arte & Liturgia


 
DI ENERGIA E SCIOLTEZZA
 
(Vetrata di Taizé, chiesa della Riconciliazione)
 
«Lo Spirito mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 15,26-27; 16,12-15)
 
 
Il cielo, in cui gli apostoli - nel giorno dell'Ascensione - perdono gli occhi ma non la speranza, nel giorno di Pentecoste s'intravede appena. E il suo colore celeste, considerato freddo dai parametri scientifici, viene illuminato e scaldato dal rosso di un uccello di fuoco.  A compensare la momentanea uscita di scena di Gesù, è confortante che arrivi dall'alto questa mescolanza di vento, di fiamma e di colomba, ovvero di energia e di scioltezza, capace - coi suoi doni - di tenere più uniti cielo e terra, aprendo nuove strade verso Dio e verso i fratelli. Benché sembri occupare tutto lo spazio, non è invadente, lo Spirito. È, semmai, pervasivo: come un profumo impregna l'ambiente, infiltrandosi dove non sappiamo e donandosi indiscriminatamente, al punto da non lasciarci vedere su chi discende. Se l'artista evita di mostrare Maria e gli apostoli, è a significare che il dono è tuttora in azione e si posa, oggi come allora, «anche sui pagani» (At 10,45). Lo Spirito infatti - come un preparatore atletico - ci fa capire che ogni sforzo è vano se manca lo slancio verso gli altri e saperlo presente in loro ci aiuta a  essere leggeri e a far sentire leggeri. Sa bene, lo Spirito, che la comunione con gli altri bisogna cercarla puntando a divenire creature nuove. Ricorda la colomba di Noè, quella che gli aveva fatto la soffiata che il diluvio era finito e che la vita poteva ricominciare. Di queste “specialità” dello Spirito abbiamo bisogno per relazionarci agli altri, in modo da sollevarne i pesi e condividere il gusto delle altezze