Dentro il Carisma...


 
OGNI ISTANTE VALE UNA VITA
 
 
 
 
 
“Portate le buone opere che avete iniziato fin quasi a compimento e poi, se potete farlo senza difficoltà, affidatene la conclusione ad un altro che ne abbia la gloria davanti agli uomini e voi l’avrete maggiore davanti a Dio”. (Massime sull’umiltà, n.15)
 
Non è la prima volta che padre Médaille definisce “buone” le opere che possiamo compiere. “Buone” alla loro origine, nella loro intenzione, nel loro prepararsi nel nostro cuore, nelle nostre mani, nei nostri occhi, qualunque esse siano. Come un generale dell’antichità che parla ai suoi soldati: l’importante è andare, conquistare la terra e ritornare, ma con un certo stile. L’andare rappresenta la sfida di uscire per le strade del mondo, il conquistare la terra corrisponde al coraggio di portare un messaggio di altissima umanità (buono), e il ritornare è sinonimo di un incontro ben riuscito là dove la maggioranza avrebbe gettato la spugna. Per noi sappiamo che non c’è resa, bisogna andare “fin quasi a compimento”, magari con la classe di chi sa “affidare la conclusione” ad un altro. Padre Médaille allena i suoi all’attacco, non alla difesa ad oltranza. L’attacco è portato con qualcosa di “buono” da offrire, che diventa “bello” con quel dettaglio che la “gloria davanti agli uomini”  è lasciata a “qualcun altro”. Questa faccenda è “bella e buona”, intrigante nel suo svolgersi, chiede abilità e competenza umana, altissima spiritualità e concentrazione su ciò che veramente è importante, la gloria di Dio, il compito svolto bene, la serenità sul volto delle persone che lavorano con te. Padre Médaille ancora una volta rompe gli schemi e rivela come sia possibile vivere di Cristo lasciando spandere il suo profumo originario tra la gente, così che senta ancora nascere dentro di sé la nostalgia dell’Altro che ci abita, ci muove, ci consegna alla carità, ci riprende nell’umiltà.
Quando sai agire così, tu riporti nella società, cominciando ad espanderla come cerchi concentrici nel tuo piccolo ambiente, la sete di verità, di libertà, di fraternità. Tutto questo non è un caso, ma una “deliberata intenzione” per noi, che avvertiamo nelle righe di questa Massima la “vita bella” proposta dal cristianesimo. Per troppo tempo abbiamo parlato di Bontà e Verità come termini per predicare Dio  e attorno a Dio. Padre Médaille parla di gloria, ossia di Bellezza, parla di qualcosa che non maciulla il pensiero o lo ingombra di concetti, ma seduce, sorprende, provoca e incanta: le opere che essendo “buone” diventano anche belle. Al mondo pagano di oggi, Verità e Bontà sanno troppo di intransigenza; c’è rimasta la Bellezza per tessere ancora legami con pensieri moderni. E’ un invito “tutte le volte che possiamo farlo senza difficoltà” ad accrescere la serenità delle relazioni affettive, dei rapporti umani, testimoniando l’amabilità della nostra fede dentro un pensiero, anche di Chiesa, che qualche volta le trascura, le relega in second’ordine, privilegiando o concetti, le verità, le enunciazioni, i programmi. L’amabilità delle “buone opere” tiene l’intelligenza ad alta quota, non spegne la razionalità, non spegne la dimensione affettiva, ma la custodisce. Lasciare agli altri “la gloria davanti agli uomini” è una potente medicina (e chi ha vissuto un po’ questo lo sa bene) contro ogni forma di gelosia, di sospetto e di concorrenza. Le opere belle e buone compiute per Dio promuovono ed esaltano al grado massimo il lato umano di ogni persona. Padre Médaille non vuole crescere servitori, ma persone appassionate e dovremmo essergli grati per avercelo ricordato. La nostra vita di fede necessita di passione, di colore e anche di un pizzico di sana follia. Vengano avanti le “opere buone”, quelle che lasciano inciso nel cuore delle persone un ricordo indelebile dell’essere state sfiorate dall’amore “bello” del Signore.