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LA SPERANZA
 
 
 
 
 
Il 31 agosto 2012  moriva il Cardinale Carlo Maria Martini. Lo ricordiamo attraverso la testimonianza di un giovane sacerdote.
“Malato e sofferente per il Parkinson, pensava di non farcela, il cardinale Carlo Maria Martini, a predicare gli esercizi spirituali. E invece, appena tornato da Gerusalemme,  arrivò a Galloro, alla casa dei gesuiti, dove si recano i sacerdoti a meditare. Lì lo incontrai ed ebbi modo di ascoltarlo. Con loro, interrompendo le omelie di tanto in tanto per sottoporsi ai controlli clinici, commentò i brani della lettera di San Paolo al romani, dove si parla del peccato: «Tutti questi peccati, nessuno escluso, sono stati commessi nella storia del mondo, ma non solo. Sono stati commessi anche nella storia della Chiesa. Da laici, ma anche da preti, da religiosi, da cardinali, da vescovi e anche da papi. Tutti».Una durissima lezione per gli uomini di Chiesa, peccatori come tutti gli altri uomini e un severo ammonimento ai preti: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo. Occorre un vero rinnovamento della mente».  Una vera e propria lezione sui "vizi capitali" della Chiesa, senza nessun timore di dire cose sgradevoli. Anzi con la certezza di offrire «una pista di riflessione». Ammonì: «Quante bramosie segrete sono dentro di noi. Vogliamo vedere, sapere, intuire, penetrare. Questo contamina il cuore. E poi c´è l´inganno, che per me è anche fingere una religiosità che non c´è. Fare le cose come se si fosse perfettamente osservanti, ma senza interiorità». Carlo Maria Martini, vescovo per 22 anni a Milano, sentiva il dovere di parlare esplicitamente ai giovani preti, auspicando un rinnovamento: «Devo farlo perché sarà l´ultimo ritiro, fa parte delle scelte che fa una persona anziana e in dirittura d´arrivo, ci sono cose che devo dire alla Chiesa». La sua lezione continuò giorno dopo giorno durante la settimana di ritiro spirituale. «San Paolo parla del "vanto di fare gruppo", di coloro che credono di fare molti proseliti, di portare gente perché così si conta di più. Questo difetto grave è molto presente anche nella Chiesa di oggi. Come il vizio della vanagloria, del vantarsi. Ci piace più l´applauso del fischio, l´accoglienza della resistenza. E potrei aggiungere che grande è la vanità nella Chiesa. Grande! Si mostra negli abiti. Un tempo i cardinali avevano sei metri di coda di seta. Ma continuamente la Chiesa si spoglia e si riveste di ornamenti inutili. Ha questa tendenza alla vanteria». Non fece nomi, Martini, se non quello del papa Benedetto XVI, citato tre o quattro volte, affettuosamente: «Dobbiamo ringraziare Dio di averlo, anche se poi abbiamo qualcosa da criticare.  Dobbiamo chiedere a Dio il dono della libertà. Siamo richiamati a essere trasparenti, a dire la verità. Ci vuole grande grazia. Ma chi ne esce è libero».
Ora che i suoi occhi contemplano quel Gesù che cercò e servi per tutta la sua vita, chiediamogli il dono della sua intercessione per la Chiesa di oggi e di sempre.