Frammenti di vita in Africa


 
CARISSIMA BRACE,
 
quanta gioia mi ha dato vederti su quel pezzo di corteccia passare da una mano  all’altra!
 
Era un po’ che chiacchieravo, seduta su un pezzo di tronco, con Rasciò, la donna epilettica che quasi ogni mese si brucia cadendo nel fuoco acceso nella sua capanna. Stavo quasi per alzarmi per rientrare a casa, quando papà Jean, un anziano coperto di stracci, rattrappito e contorto come un ulivo centenario, è venuto a chiedere qualcosa.
Jean parla solo kaba (il dialetto locale) e non ho potuto capire il senso del suo discorso, ma la cosa certa è che voleva qualcosa. Incuriosita da questo incontro tra due ritratti della vera miseria di questo nostro piccolo villaggio, mi sono fermata a guardare:  cosa mai Rasciò possedeva per poterne fare dono a Jean?
Nella sua capanna non restava nella ciotola d’argilla neanche un pugno di farina di manioco e l’acqua da bere riempiva a stento la mezza zucca appoggiata per terra…
Rasciò con passo deciso è venuta verso di me: ho subito pensato che mi avrebbe spiegato i bisogni di quel suo vicino di casa e che mi avrebbe chiesto di fare qualcosa per lui. Delusione e… sorpresa: niente di tutto questo!
Rasciò ha staccato un pezzo di corteccia dal tronco su cui sedevo ed è andata a prenderti tra le ceneri del suo focolare: tu, la brace, eri la ricchezza che quella poverissima donna aveva e che voleva condividere con un altro fratello così povero da non avere neanche un fiammifero per accendere il fuoco…
 
Non so se in quel momento eri più rossa tu, posta su quel pezzo di legno che passava dalle mani deformate dalle tante cicatrici di Rasciò alle mani tremanti di quel vecchio, o se ero più rossa io per la vergogna d’aver pensato di essere l’unica a poter dare qualcosa in quel contesto…
 
Brace, sembravi una manciatella di rubini e accendevi non solo un fuoco, ma il sorriso sul volto di Rasciò, di Jean e sul mio.
 
GRAZIE!
                                            Suor Petra